Quaresima 2015

Quaresima 2015

I suoi confratelli e consorelle ci raccontano la sua Passione

Salmo 22
(Salmo di Davide.)

“Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.

Questa è la dodicesima Quaresima che il Signore mi fa vivere accanto a Fra’ Elia ed è il tredicesimo anno che condivido con lui la vita comunitaria della Fraternità degli Apostoli di Dio. Questo aspetto, mi fa essere testimone oculare di quanto sto per narrarvi.

Una è la domanda fondamentale: “Perché il Signore ha mandato Fra’ Elia e perché la sua esperienza si avvicina in maniera così unica e particolare a quella di nostro Signore Gesù?”

Questa domanda in qualche modo mi ha “messo in difficoltà” per tutto questo tempo e mi ha dato parecchio da meditare e da studiare.

Andiamo per ordine. Fra’ Elia durante tutto l’anno, nella notte tra il giovedì ed il venerdì di ogni settimana, vive l’esperienza dell’incontro con il mistero della croce. Infatti, i segni della passione di Cristo, che durante il resto dei giorni della settimana sono visibili in maniera manifesta ma senza sanguinamento e emanazione di profumo, il venerdì si palesano in maniera indubitabile. Sull’attaccatura dei polsi in senso orizzontale e delle caviglie sempre in senso orizzontale si vedono quattro ferite aperte molte volte sanguinanti. Si avverte nell’aria un forte profumo di rose che pervade gli ambienti ove lui passa, in alcune occasioni insieme al profumo di rose si avverte anche l’odore particolare ed acre che emana il sangue fresco appena sgorgato da una ferita. Questi segni evidenti, insieme ad altri segni meno evidenti perché nascosti dai vestiti (la ferita della lancia sul costato, la ferita sulla spalla con la lampante distorsione dell’osso), tutti i venerdì (da quando le stigmate sono comparse in maniera manifesta) si rendono più visibili e si ripetono.

Durante tutto l’anno oltre a questi segni altre esperienze vengono fatte fare a Fra’ Elia. Si, vengono fatte fare è il termine corretto per descrivere la situazione e la condizione di Fra’ Elia. Infatti più di qualche volta Lui ha affermato, “...io non sono padrone di nulla, mi sto annullando per il Signore, è Lui che mi conduce e mi guida... Tutto questo che sta avvenendo non è per me ma per il Signore, tutto questo è opera di Dio...”.

Quindi qualcuno opera in Fra’ Elia e con Fra’ Elia. È un mistero, questo però, leggendo varie agiografie (vite di santi e di sante), l’antico testamento (i profeti maggiori e minori), sembra essere una costante della pedagogia di Dio. Scegliere un uomo o una donna per dire qualcosa al popolo di Dio di quel preciso tempo.

Bene questo è il primo punto del quesito, cosa vuole dire Dio agli uomini del nostro tempo attraverso la persona e l’esperienza di Fra’ Elia?

La ripetizione temporale dell’esperienza delle stimmate è da considerarsi una evidenza scientifica, in quanto si ripete nel tempo con modalità simili; cioè il fatto che tutte le settimane le stimmate si riaprono, e determinati segni e situazioni si ripetono, non è un evento casuale ma nella scienza moderna si può considerare come un presupposto di verità o come dicono gli scienziati “veritativo”.

Il presupposto veritativo è ancora più forte se diventa la sintesi dell’esperienza del Cristo, cioè la Pasqua.

Gesù infatti dice ai suoi nell’ultima cena:
“Quando giunse l’ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire...”
(Luca 22:14-16).

Ecco un altro mistero che tocca da vicino Fra’ Elia, il tempo forte della Quaresima e la Pasqua del Signore. Come Lui spesso ripete: «...per me l’anno inizia dopo la Pasqua...», questo tempo conclude ed apre un ciclo della vita di Fra’ Elia.

Lui si prepara a questo tempo come un bravo musicista si prepara a suonare una grande sinfonia, ma chi suona non è lui ma il Signore.

Con l’avvicinarsi di questo tempo si lascia trasportare e trasformare dal Signore. In questi anni Fra’ Elia nella sua personale esperienza di intimità con Dio si è lasciato plasmare, è diventato come duttile argilla nelle mani del vasaio.

Con il mercoledì delle ceneri Fra’ Elia comincia la sua personale salita al monte Calvario, insieme a Lui c’è Gesù e la sua Mamma, la Vergine Santa che lo sostengono e lo incoraggiano.

Da subito iniziano a manifestarsi determinati fenomeni. Non mangia cibi solidi ma beve solamente. Pur sentendo la fame non riesce ad assumere cibo, tollera acqua e qualche volta dei centrifugati di verdure; se prova a mangiare qualcosa di diverso rimette immediatamente (durante i quarantadue giorni della quaresima perde dai 14 ai 16 chilogrammi di peso corporeo). Durante questo tempo non dorme, normalmente una persona dopo le ventiquattro ore di veglia se non recupera dormendo inizia ad avere gravi problemi psico-fisici, al contrario Lui è molto vivace e lucido.

Durante questo periodo, ancora, si immerge in momenti privati di intensa preghiera che vive da solo ritirato e che qualche volta condivide con la Fraternità.

In questo tempo, più che durante il resto dell’anno si verificano e si manifestano in maniera visibile le vessazioni del nemico. Il nemico infatti durante questo tempo tormenta Fra’ Elia in maniera intensa e cerca in tutti i modi di minare ed indebolire la sua fede ed il suo amore per Dio e per i fratelli.

Ho chiesto a Fra’ Elia «Perché accade questo? Perché il nemico ti picchia così violentemente quasi da ucciderti? Il Signore, lo permette, perché?».
Lui con la sua solita veracità mi ha risposto: «Lo so che voi potreste pensare che sono matto a prenderne così tante e che potreste dire, perché il Signore non interviene.
Sono pensieri che vengono, anche a me verrebbero. Ma il Signore mi ha chiesto se volevo accettare ed io ho detto si. Perché dovrei rinnegare questo si. Poi quando il nemico mi picchia tante anime si liberano dalla sua morsa, serve per la salvezza dei fratelli».

Amici carissimi, questa è una risposta disarmante, chi di noi sarebbe disposto a farsi quasi uccidere per persone che nemmeno conosce.

Chi di noi sarebbe così coraggioso da affrontare l’incarnazione del male. Il terrore puro che questa creatura emana e trasferisce non ha paragoni, la sola sensazione che si prova a sapere che sta girando per il convento atterrisce, figuratevi vederlo, affrontarlo e farsi battere fino allo sfinimento cosa deve significare.

Eppure lui lo fa per amore, non si tira indietro, si offre per i fratelli e non si ribella.

In questi anni Fra’ Elia non si è mai ribellato, non l’ho mai sentito dire qualcosa che lontanamente potesse essere paragonato ad un attimo di esitazione o di dubbio nei confronti di colui che può tutto, anche evitare queste botte e queste continue sofferenze.

Quest’anno a colazione dopo averle di nuovo prese durante la notte ci ha detto: «...questa notte mi ha aiutato San Michele Arcangelo, loro sono tutt’intorno al convento e vegliano, io pensavo di essere solo ma loro mi hanno detto che sono sempre qui a vegliare, perché lo devono prendere per incatenarlo...».

E la prima volta che ci dice questa cosa, quando l’ho sentita ho pensato che in questi anni oltre al resto, avrà sicuramente fatto anche l’esperienza della solitudine. Si sarà indubbiamente sentito solo e smarrito, incompreso e deriso perché certamente anche noi che gli stiamo vicino non comprendiamo il mistero e forse qualche volta siamo anche strumento del nemico quando ci chiudiamo in noi stessi e nel nostro egoismo e non vogliamo intendere ragioni, e vogliamo capire quello che ci piace, e vogliamo sempre avere ragione, nonostante che il nostro fratello ci abbia ripetuto in tutti i modi che tutto si può superare con l’amore e la carità.

Già la carità, questa parola semplice ma tanto profonda e pesante. La carità l’hanno vista i miei confratelli quando hanno scorto Fra’ Elia rientrare dopo che la sera prima alle ore 23,00 era stato preso dal nemico e portato nella valletta sotto il convento accanto alla quercia e per tutta la notte picchiato. Da solo si è rimesso in piedi, solo un bastone ricurvo ha trovato su cui appoggiarsi per risalire il ripido pendio. Non ha voluto che anche noi fossimo esposti al rischio di prenderle ed ha preferito vivere da solo la sua battaglia, ecco la carità di chi ama sopra le righe, di chi vuole il bene dell’altro.

Dall’inizio della quaresima gli scontri con il nemico sono quasi quotidiani, quest’anno è veramente scatenato, sembra che lo voglia distruggere, c’è un accanimento senza sosta e tregua.

Fino ad ora ho documentato questi avvenimenti:

Lunedì 2 marzo ore 15.00.
Fra’ Elia si è affacciato al piccolo terrazzino del convento, ad un certo punto si sono aperte le nuvole, una luce molto forte è filtrata dall’apertura ed è comparsa la Madonna con le braccia aperte. Preso dallo stupore e dalla commozione è rimasto a contemplarla ed hanno parlato insieme. Lei gli ha detto di non preoccuparsi che loro erano li ad aiutarlo. Nonostante la forte commozione con il cellulare è riuscito a fotografarla. Ci ha fatto vedere le due foto che ha scattato e si vede distintamente la figura di una donna ammantata con le braccia aperte.

Notte tra giovedì 5 marzo e venerdì 6 marzo.
È preso all’improvviso alle spalle nella sua camera ed è stato picchiato. Ha la mano sinistra con una grossa tumefazione, fa fatica a muoverla.

Sabato 7 marzo.
Questa mattina ci ha raccontato alcune cose della sua esperienza notturna. Ci ha narrato che la sera prima erano venuti gli Angeli a prenderlo e lo avevano portato in un’altra nazione (forse ai confini dell’Egitto, presumiamo dalla descrizione narrativa) ove avevano soccorso alcune decine di persone che erano state sepolte vive in una buca ricoperta con assi e terra. Nella narrazione ha detto che gli Angeli avevano dato da mangiare “la Manna” (dalla narrazione si capisce che la manna sia un cibo freddo ma molto energetico) a queste persone che erano digiune da parecchi giorni. Gli Angeli avevano, poi, aiutato una persona che stava morendo, a riprendersi. Questa persona li aveva visti e probabilmente aveva capito che stava accedendo qualcosa di particolare.

Alla domanda di Fra’ Elia «cosa accadrà ora?» Gli Angeli gli hanno detto che il Signore aveva permesso che aiutassero quelle persone perché da lì a poco sarebbero state trovate e tratte in salvo. Se non fossero intervenuti sarebbero stati trovati tutti morti.

Sabato 14 marzo.
Anche questa notte Fra’ Elia è stato picchiato, gli ha sbattuto violentemente la testa contro il muro della camera. Guardandomi, ha abbassato la testa e mi ha fatto toccare, è tutto gonfio e livido.

Martedì 17 marzo.
Questa notte sempre a tradimento come suo uso, ha preso Fra’ Elia e lo ha picchiato nel bagno. È veramente molto sofferente, cammina un poco ricurvo e qualche volta barcolla un poco. Alle 14.00 si è chiuso in camera e non è più sceso fino alla mattina dopo. Penso che il corpo inizi a cedere sotto il peso della sofferenza.

Giovedì 19 marzo.
Fra’ Elia ci ha detto che ha sognato la mamma che lo ha rassicurato dicendogli di riprendersi e di non abbattersi perché anche lei è sempre vicino a lui e anche se soffre e le prende deve andare avanti (la sua mamma lo ha sempre incoraggiato e gli ha sempre dato forza, anche quando era in vita).

Martedì 24 marzo ore 06.00.
Fra’ Elia sta facendo il bucato a mano. Mi ha detto che anche questa notte è stato percosso violentemente e non vuole stare in camera perché non vuole avvilirsi ma deve reagire.

Giovedì 26 marzo.
Stiamo facendo gli esercizi spirituali ed alla fine della sessione del mattino Fra’ Elia ci narra quello che è successo nella notte fra sabato 21 marzo e domenica 22 marzo.
Dopo la condivisione con la Fraternità della ricreazione (circa ore 22.30 /23,00), Fra’ Elia si è alzato, ha salutato per ritirarsi in camera e passando nel chiostro ha notato che la porta della sala del lavoro era aperta, allora si è avviato per chiuderla e per controllare che tutto il resto fosse stato chiuso; quando è giunto sull’uscio si è sentito afferrare da dietro, le orecchie gli hanno fischiato forte e la testa gli scoppiava dal male. Si è sentito come strizzato in una lavatrice e si è trovato nel campo all’aperto (quella notte tirava un forte vento e pioveva a dirotto). Ha fatto in tempo a tirare fuori dalla tasca la corona del Rosario che si era attorcigliata al polso, si è rialzato e di fronte a Lui stava il nemico in persona. Subito ha sentito un lezzo ed un fetore putrido e nauseabondo fortissimo, e resosi conto di ciò che stava accadendo, mosso dal coraggio che l’ha sempre contraddistinto, gli ha detto, brandendo il Rosario:

«...forza vieni avanti, eccomi qua... Cosa vuoi da me? Io non ti ho fatto niente... Perché mi perseguiti?».
Alzando gli occhi ha visto San Michele Arcangelo sulla grande quercia che sta nella valletta e nel modo che loro usano per comunicare gli ha detto:
«...perché non lo prendete, perché non intervenite?».
San Michele gli ha risposto: «...lo dobbiamo prendere per incatenarlo di nuovo, tu c’è la puoi fare, non ti preoccupare...».
Fra’ Elia allora, rivolgendosi al nemico gli ha ripetuto: «...vieni avanti, ti aspetto, ti devono incatenare, e se per incatenarti serve la mia morte sono pronto, vieni ti aspetto...».
Il nemico dopo averlo beffeggiato ed insultato gli ha detto: «...si ti voglio uccidere, ma tu che li difendi, sai chi mi ha liberato?».
E Fra’ Elia: «... non mi interessa chi ti ha liberato, voglio che tu sia incatenato per non fare più male...».
Il nemico allora con una risata di scherno gli ha detto: «... difendili pure, tu non immagini neanche chi mi ha liberato dalle catene che mi avevano messo.
Loro per me fanno messe e sacrifici di ogni genere, fanno tutto quello che gli chiedo. Mi hanno liberato e tu li difendi e sei pronto a morire?» Una possente e prolungata risata di derisione a seguito questa affermazione del nemico che sputandogli in faccia si è avventato come un leone ruggente su Fra’ Elia e per tutta la notte lo ha picchiato senza respiro.

A questo racconto mi si è illuminata la mente, ecco allora svelata la seconda parte della questione: «...Il servo di Dio, Fra’ Elia è qui per aiutare la Vergine Santa (Genesi 3,15: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.), le schiere Angeliche e la Chiesa ad incatenare il nemico».
Già la Chiesa, “tutta la Chiesa” compresa quella fatta di uomini che interpretano la Parola a modo loro; fatta di persone che rassomigliano alla Maddalena la prima Apostola, a Pietro ed agli altri Apostoli ma anche da persone che non vogliono capire che questo tempo è particolare ed il Signore sta suscitando uomini come Fra Elia per aiutare non solo Santa Madre Chiesa ma il mondo intero a vedere di nuovo il Creatore.

Il Signore soffre per il Suo popolo, non ci ha mai abbandonato in questi duemila anni. Lo Spirito Santo non si è mai assentato nella storia umana ed ha suscitato sempre, in ogni epoca profeti che ricordassero alle genti che Dio c’è, è vivo e vero e ci ama in maniera talmente intensa che si sacrifica ancora, ed ancora per l’amata creatura. Si sacrifica nei suoi Martiri, si sacrifica nei suoi Santi, si sacrifica nei suoi Profeti.

Sabato 28 marzo.
A colazione Fra’ Elia sta per qualche minuto in silenzio, poi ci dice: «...ho il braccio indolenzito, questa notte quando sono venuti a prendermi mi si è spostato e quando sono tornato non riuscivo più a muoverlo. Mi hanno portato in una grande Chiesa che un tempo esisteva anche qui ad immagine di quella che mi hanno fatto vedere. Era enorme e dentro c’erano tante panche e tante persone, alte con i cappucci, sedute con in mano il Santo Vangelo che pregavano ed adoravano. Erano tanti ed alti. Una donna con il velo, molto bella si è avvicinata a me ed abbiamo parlato. Lei mi ha detto che quelli erano i “Vegliardi” che stavano pregando ed adorando per poter di nuovo incatenare la Bestia. L’ora si avvicina, non dobbiamo preoccuparci...».

Ancora una volta a Fra’ Elia viene detto in maniera netta, chiara e trasparente che tutto è pronto e che tra poco molte cose cambieranno. Ma gli viene anche detto di non preoccuparsi perché la Misericordia di Dio è senza fine perciò c’è Amore per tutti.
«...Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza...».
È ora di sentirci Figli di Dio, di non aver paura ma soprattutto di fidarci di loro, la Trinità.
La Trinità non ci abbandonerà, anche se mai come in questo tempo, sembra che regni sovrana la confusione e l’assenza di Dio nel mondo.
Dio è stato, è e sarà sempre. Lui non rinnega se stesso venendo meno alla Sua parola perché se Lui ancora oggi non tenesse a noi, tutti, non saremmo che cenere e terra.
Facciamolo entrare nella nostra esistenza, ricordiamoci che tutti noi siamo figli di Dio. 

 

Lasciamo la parola a Suor Maria
Martedì 17 marzo

Momenti di apprensione
Fra Elia stamane scende con un po’di ritardo. Ci guardiamo intorno ma vedendolo arrivare ci tranquillizziamo. È sempre cupo, ha la barba, è sofferente ma scherza sempre con tutti cercando di non far trapelare la stanchezza nel non dormire, le percosse che “l’altro” gli ha inflitto durante la notte. Eppure è lì con noi rassegnato, ma sempre pronto ad ogni lavoro. Sono circa le quattordici. Lucia, la pittrice dice che non ha visto Fra’ Elia e io, preoccupata, avviso Fra’ Sergio. Girando qua e là sento dalla finestra della sua camera che è dentro e che parla al telefono. Tranquillizzata vado nella mia camera. Verso le sedici sento delle voci in corridoio, esco fuori e sbircio per capire cosa succede. Vedo suor Nunzia che parla con Fra’ Sergio e mi avvicino a loro per avere notizie. Dicono che la farmacista ha ricevuto una telefonata da Fra’ Elia che parlava a fil di voce, sembrava confuso mentre le diceva che non stava bene. Questa telefonata ci ha preoccupati e, per essere sicuri che Fra’ Elia stesse bene siamo andati a bussare alla porta della sua stanza. Niente, al di là della porta nessun rumore, nessuna risposta. La porta è chiusa a chiave e allora tutti d’accordo ci mettiamo in giro a cercarlo nei campi, nell’orto, nello scantinato, nella stalla, ovunque potesse essere ma di lui nessuna traccia. Con insistenza lo chiamiamo al cellulare, niente da fare. La tensione è alta... dove sarà, come facciamo a trovarlo? La macchina è posteggiata fuori, quindi è qui, ma dove?

Dopo aver cercato ovunque decidiamo di entrare in stanza. Fra’ Tommaso si arrampica su un’impalcatura posta sotto la sua finestra. Ci entra dentro in punta di piedi, apre la porta dall’interno e noi entriamo. Di lui nessuna traccia. Fra’ Tommaso sale nel soppalco e dice: «è qui, sta dormendo». Lo chiamiamo: «Fra’ Elia, Fra’ Elia...» Lui fa un cenno con la testa alzandola piano, piano, e stupito di tutto ciò esclama: «ma che ci fate qui? Che volete?» E noi: «eravamo preoccupati e ti abbiamo cercato» e lui si rimette a dormire mentre noi lasciamo la stanza in punta di piedi. Nessuno capisce cosa sia accaduto realmente. Ce ne andiamo e lo lasciamo solo tutta la notte.

Quando la mattina dopo Fra’ Elia scende in refettorio ci pare un po’ irritato per quello che era accaduto e infatti ci riprende. «Se io non vi rispondo significa che c’è un motivo. Tante cose a voi non le posso dire.

Voi non dovete più entrare nella mia stanza in quel modo perché ero in missione. Sono venuti a prendermi e portato via, cioè sono uscito dal mio corpo. Voi non dovete mai spostare il mio corpo perché quando io rientro e non lo trovo dove lo avevo lasciato, non so come fare a rientrare».

Domenica 22 marzo
Ci racconta Fra’ Tommaso

Tutta la notte in lotta con il nemico.
Verso le 7 del mattino sento un rumore insolito provenir da fuori. Mi affaccio e non vedo nulla tranne i due cani che mi sembravano intimoriti. Considerando il periodo, decido di andare a vedere. Prima di scendere mi riaffaccio e mi tranquillizzo perché vedo Fra’ Elia all’interno del recinto dei volatili. Subito avverto qualcosa di strano senza razionalizzare. Osservo meglio e mi accorgo che Fra’ Elia è vestito come lo avevo lasciato la sera prima. Per giunta pioveva a dirotto e faceva abbastanza freddo e lui era senza alcuna protezione e senza ombrello. Inoltre rimango colpito dai suoi movimenti insoliti, piuttosto lenti e goffi. Scendo, prendo un ombrello e mi avvicino rendendomi conto che Fra’ Elia era stranito come un automa. Osservo meglio e noto che è completamente inzuppato: la parte dietro è infangata e mi limito a stargli accanto finché termina di dar da mangiare ai pappagalli. A questo punto capisco.

Lui non parla ed io lo seguo finché entra in convento. Si gira attorno come se vedesse qualcuno. Passa dal refettorio, entra in cucina mentre lo sento farfugliare qualcosa e capisco solo «Maria» Poi scopro che era la Madonna che lo consolava mentre gli diceva di stare tranquillo e di non preoccuparsi perché lo avrebbero protetto loro.

Lui continua a camminare ed esce dal convento. Decido di andare a prendere la macchina fotografica per documentare la situazione e chiamo Suor Nunzia per non lasciarlo solo.

Più passa il tempo e più cammina, Fra’ Elia rientra in se stesso. Preoccupati per il suo stato, lo convinciamo ad entrare. Gli prepariamo un tè caldo mentre lui in un modo molto sintetico ed affaticato, con un fil di voce, ci dice di essere rimasto tutta la notte in un fossato vicino alla Quercia in lotta con il solito nemico.
Lo sguardo continuava ad essere perso nel vuoto mentre ci diceva che era tutto un dolore. Nel frattempo arrivano i confratelli per la colazione e Fra’ Elia lentamente riesce ad alzarsi e si ritira in camera sua.

 

Domenica delle Palme 29 marzo
Continua Suor Maria

Le pareti del Convento trasudano olio
Ore otto del mattino, raccolte le mie cose esco dalla mia stanza per andare in refettorio ma appena apro la porta sento subito un intenso profumo di Nardo che si espande ovunque io passi. Questo accade tutti gli anni nel giorno delle Palme. Sento Fra’ Elia arrivare dalle scale portandosi dietro la scia di profumo e si guarda attorno perplesso. Pure lui si meraviglia. Le mura di pietra sono intrise di olio colante e profumato. Guarda, gli dico, c’è dappertutto e lui fa finta di niente o non capisce. Entra in refettorio, saluta tutti con un fil di voce e dopo la preghiera ci sediamo per la colazione. Fra’ Elia beve il tè. Il suo viso è sciupato e pallido, è tutto dolorante. Hai dormito? Chiedo. No, risponde lui. Sono venuti loro e mi hanno portato via. Dove sei andato? In posti lontani, c’è la guerra, persone e bambini che muoiono. Noi siamo là e prendiamo le anime e le accompagniamo su... questa notte tante anime hanno fatto il passaggio e sono rientrate tutte. C’erano alcuni che hanno fatto resistenza ma alla fine sono andati anche loro. Non è rimasto più nessuno. La terra è libera. E questo profumo, Fra’ Elia? “Sono gli Angeli... aprono un fazzoletto pieno di fiori e spandono tutti questi petali di rosa sul convento”.

 

Prosegue la narrazione Suor Nunzia
Ore 11:00

Le riflessioni di Fra’ Elia
Questa domenica ci fa riflettere sul motivo per cui doniamo le palme. Lo sappiamo che la palma è il simbolo della pace? Cosa significa per noi la pace in questo tempo se tante famiglie non la vivono? E sapete perché? Perché non si sanno perdonare. Dobbiamo imparare a dirci: ti voglio bene, è importante trasmetterci la pace. Oggi pensiamo a troppe cose mentre non dovremmo mai dimenticarci di leggere il Vangelo. Abbiamo ascoltato il Vangelo che Don Marco ci ha commentato e, se riflettiamo sulla Passione di Gesù nella Via Crucis, troviamo la verità, il coraggio e la forza di seguire ed annunciare Gesù come ha fatto la Maddalena... una donna che non ha avuto paura, che da subito ha avuto il coraggio di trasmettere la parola di Dio a tutto il mondo. La chiamavano la peccatrice... siamo tutti peccatori, ma lei no! Dal momento che Gesù le ha detto “vai e non peccare più” Lei è rimasta pura e fedele. Sappiamo che chi parla dell’Amore di Dio viene lapidato, (Lui ha detto siamo lapidati) chi non ha paura viene crocifisso (siamo crocifissi, lui e Gesù) ma è giusto che sia così.

Dobbiamo metterci in cerca del Signore come ha fatto la Maddalena. Di buon mattino si è alzata a cercarlo e grazie a Dio ha avuto il coraggio di annunciarlo agli Apostoli. Non ha avuto paura delle chiacchiere “è una donna” dicevano. Non ha avuto paura delle discussioni che potevano nascere. Anche le famiglie devono mettere da parte la parola di troppo. A volte per una parola nascono tante discussioni. La famiglia, la sera deve ritirarsi, perdonarsi e chiudere la porta.

Gesù dice: se tu mi vuoi, se tu mi cerchi, apri il tuo cuore perché io ti ristorerò. Ti parlerò... apri il tuo cuore, io ti voglio gustare, assaporare e quando tu mi ascolterai cammineremo insieme perché non sarai tu che cammini ma io che ti guiderò. Quando ti succede qualche cosa, impara a trovarmi, impara ad ascoltarmi in qualsiasi parte ti trovi... Sappi che il Signore si trova dappertutto. Alcune volte senza accorgerci passiamo davanti ad una chiesa... ricordiamoci di dare un saluto a Gesù. Entriamo e diciamogli: «ciao Gesù, ricordati di me, di quelli che stanno male e di chi ha più bisogno di me». La nostra preghiera non deve essere solo per la nostra famiglia ma per il mondo intero. Offriamo la nostra preghiera d’intercessione per chi ha bisogno e poi diciamo: «Signore vedi tu». A volte prima di credere ci comportiamo come S. Tommaso perché vogliamo vedere. No, Fidatevi del Signore!

È il Signore che fa i miracoli! Ma noi dobbiamo offrirgli la nostra preghiera. Comportiamoci come la Maddalena. Quando è andata dagli Apostoli ha detto loro: «aprite la porta, gli occhi... uscite fuori!». Loro erano impauriti, erano chiusi dentro mentre lei è uscita senza paura e ha avuto il coraggio di gridarlo a tutti, poi ritornare dagli Apostoli a dir loro che il Maestro li avrebbe aspettati in Galilea.

Provate ad immaginare cosa avremmo fatto noi senza quella donna che per prima ha scoperto la Resurrezione di Gesù. Noi come figli di Dio dovremmo essere coraggiosi come lei e testimoniare la Grazia di Dio semplicemente, senza alcun timore.

Questo è il messaggio di Fra’ Elia nella domenica delle Palme che racchiude tutta la sua Quaresima al servizio di Dio e della Santa Madre Chiesa. Fra’ Elia è l’esempio vivente dell’Amore che dovremmo nutrire tutti per il nostro Padre Creatore. Esempio di assoluta obbedienza alle sue leggi, esempio di fedeltà a quel “si” che lui gli ha pronunciato, di preghiera continua per tutti i bisognosi, preghiera che sale fino a raggiungere un’intimità mistica con Dio, esempio di abbandono totale tra le sue braccia, esempio di piena accettazione di tutto ciò che gli accade senza chiedere e giudicare, e grande coraggio per combattere ogni male e diffondere la parola di Dio in ogni occasione e luogo.

 

Domenica delle Palme 29 marzo
Conclude Fiorella

Mi accoglie il profumo del Nardo
Sono 30 giorni che manco dal convento, ma come ogni anno arrivo nel pomeriggio della domenica delle Palme. Prima ancora di varcare la soglia vengo avvolta da una nuvola di profumo intenso che si estende tutto intorno. Lo riconosco, è il Nardo, il preziosissimo e costosissimo Olio di Gerusalemme. Succede così ogni anno. Mi piace pensare che siano gli Angeli a voler celebrare l’arrivo di Gesù a Gerusalemme acclamato dalla folla. Fratello Oscar mi apre e mi accoglie con un sorriso mentre io mi guardo attorno stralunata. Avverto di essere fuori dal mondo, prevale un grande senso di pace e di silenzio. Dal cuore nasce spontaneo un ringraziamento per ciò che il Signore mi permette di vivere. Vedo le pareti del chiostro luccicare e su alcune colonne scendono copiose gocce oleose che io curiosa tocco e sfrego tra le dita che rimangono appiccicate. Queste sono gocce di Dio, penso. Suor Maria mi viene incontro e amorevolmente mi sgrida dicendo che Fra’ Elia non vuole. Infatti è vero. Fra’ Elia non vuole che diamo peso a queste cose.

Settimana Santa
Lunedì - martedì -mercoledì

Fra’ Elia è sempre più debole. Soffre di capogiri e spesso barcolla ma non rinuncia al suo lavoro perché dice che lo distrae. Nelle vicinanze si trova sempre un confratello che in caso di necessità, accorre e lo sostiene. Le celebrazioni pasquali si fanno più intense; oltre ai salmi, la Messa, i rosari giornalieri c’è l’adorazione ogni giorno in cappella. Bellissimo stare a tu per tu con Gesù, in silenzio e potergli parlare in pace.

Mercoledì santo - 1° aprile.
Ieri sera Fra’ Elia era rosso e stravolto. Aveva la febbre a 40. Tutta la notte è stato con i piedi a bagno nell’acqua fredda e, mentre il suo corpo era immobile il suo spirito veniva portato in luoghi lontani. Durante la S. Messa della sera, verso le 19, Fra’ Elia ha iniziato a sanguinare dalla fronte mentre chinava il viso su se stesso chiudendo gli occhi. Rimase così a lungo, poi si alzò e si fece accompagnare in camera sua. I tre giorni della sua Passione hanno avuto inizio.

Giovedì Santo - Alle 8,30.
Apriamo delicatamente la sua porta e lo vediamo immobile nel suo letto. Pare che dorma. Il suo viso è segnato da copiosi rigagnoli di sangue e la fronte evidenzia i segni della corona di spine. Suor Nunzia gli posa sul comodino il tè con cannuccia mentre noi usciamo in punta di piedi. Rimane Don Marco con il suo rosario. Ognuno di noi si reca al suo posto di lavoro. Io qui scrivo le mie note e aspetto che ci chiami.

Poco più tardi Fra’ Tommaso ed io saliamo per le solite foto. È lui che ci ha fatto chiamare, ci riconosce, ci saluta, interrompe la preghiera e ci racconta: questa notte alle 2,30 è scoppiato un violento nubifragio ed è proprio in quel momento che tre Angeli mi hanno portato in un luogo bruttissimo, sporco, male odorante... sembrava odore di morte. C’erano tanti ragazzi e bambini dalla pelle olivastra e anche bianca, sporchi e immobili... non so che posto fosse. Abbiamo visto cose orrende su di loro e non ci siamo nemmeno avvicinati. Fra’ Elia aveva gli occhi semichiusi e gonfi... ci vedeva a mala pena, però con un fil di voce ci ha detto che poi hanno continuato il viaggio in tutta l’Asia, dalle Filippine alla Cina e che stanno preparando l’evangelizzazione in quella parte di mondo. Sono riusciti (lui e gli Angeli) a convertire alcune persone asiatiche mentre la Cina è ancora restia. Quando Fra’ Elia è cosciente avverte dolori in tutto il corpo e la sua sofferenza è grande. Ma la Madonna lo assiste e lo rifà addormentare.

Venerdì santo - 3 aprile.
Dopo colazione saliamo da Fra’ Elia. Non trovo più parole per descrivere il suo volto martoriato, le sue mani avvolte in fasce inzuppate di sangue, i suoi lamenti ogni volta che cerca di cambiare posizione... «dove eravate quando ho chiesto aiuto, dove eravate quando mi stava soffocando... siete tutti bugiardi... dite che mi assistete, ma qui non c’era nessuno...» Don Marco gli dice d’averlo controllato 10 minuti prima e lui risponde che stava parlando con la Madonna e che poi gli ha dato la Comunione. In quel momento l’avevano controllato Curzio e Pepe e lo hanno visto masticare la particola. Fra’ Elia continua a lamentarsi; «ho anche bussato ma voi non mi avete sentito!!» Infatti quando eravamo presenti noi, lo abbiamo visto e sentito bussare sulla sponda del letto. Ci dispiace moltissimo e non ci capacitiamo di come questo fatto sia potuto succedere. Intanto Fra’ Elia si calma e riprende a pregare in aramaico, canta una dolce nenia e si percuote il petto.

Sabato Santo - ore 8,30.
Dopo colazione saliamo da Fra’ Elia. È come l’abbiamo lasciato ieri sera. Con un fil di voce ci dice che è rimasto fuori tutta la notte. Ha incontrato anche molte anime amiche, belle e sorridenti, tra le quali: Benni (mio marito), Paolo (fratello di Chiara) la dolce Manuela,(moglie di Cesare) e che tutte ci salutano. Dopo aver salutato tutta la comunità, mi chiede di fermarmi. Prendo carta e penna e mi siedo accanto a Lui. E Lui inizia a dettarmi, velocemente, senza interrompersi un attimo.

Scrivo: Giorno dopo le Ceneri. L’inizio della Santa Quaresima è il periodo in cui ognuno di noi fa una rinuncia, depone qualcosa o offre un fioretto. La Quaresima è iniziare a camminare verso Dio. È consapevolezza, è sapere a cosa si va incontro.

Dio è il centro del mondo e, se noi digiuniamo per una nostra intenzione, Lui ci è grato e verremo ricompensati dopo. Il Signore è misericordioso verso tutti. Ci lascia liberi di fare, di intendere e di volere. Ma noi saltiamo tutte queste cose e facciamo quel che ci conviene e a modo nostro. Nel momento opportuno quando Lui è là, di fronte a noi per entrare nel nostro cuore, non lo facciamo entrare perché pensiamo a tante cose vane. Pensiamo alla festa, pensiamo alle Palme senza conoscerne il significato. Cos’è l’uomo senza Dio, l’uomo che non conosce nemmeno il significato di queste cose?

Eppure Lui ce lo insegna, è il Maestro, si fa vedere, ascoltare, seguire ma noi lo evitiamo perché pensiamo di poter gestire la nostra vita senza di Lui. Non hanno capito nulla, non hanno capito che la vita è un dono di Dio. Noi pensiamo alle cose superflue, mai a Lui 10 minuti. Non ci viene nemmeno in mente di dire: «Signore, sia fatta la tua volontà».

Io, dal giorno delle Ceneri sono soltanto ad acqua ed un po’ di tè e poi tre giorni a letto. Sapete qual è la mia sofferenza? Non è nulla di fronte a quello che Gesù ha sofferto. La mia sofferenza serve alla salvezza delle anime. Lui mi ha detto: io ti ho messo lì, io ti ho scelto. Ed io ho detto “sì” senza esitare, senza paura e senza nessun lamento. Il mio dovere è una fonte di preghiera che arriva dove non ci sono confini. I tre giorni nel letto sono Penitenza, Grazia e Amore, quello che Dio vuole per far capire a tutti che Lui c’è. E manda me nella trasformazione del corpo e della rinascita.

Noi non riusciamo ancora oggi a comprendere il valore della Grazia e l’Amore di Dio. Sapete una cosa? Lui ci ama, ci vuole veramente bene, è l’unica persona che non ci ha mai tradito, che non ci ha mai puntato un dito. È l’unica persona che nella nostra vita ci vuole felici e noi non lo sappiamo. Noi sappiamo solo ciò che fa comodo a noi.

Quando ci ammaliamo entriamo subito in confusione e subito alla ricerca della miglior cosa per guarire. In cerca di che? Ma se noi ce lo abbiamo di fronte, perché non parliamo con Lui?

Guardate ogni tanto la croce. Se noi non siamo portatori di croce, di famiglie, a cosa serviamo? Forse serviamo qualcuno che ci promette tante cose e poi ci fa cader nel fuoco e siamo tutti disperati. Ma se aprissimo a poco a poco il nostro cuore, vedrete che la luce di Dio entra. Con il troppo andiamo a cadere tutti, ma con il poco riusciamo anche a metter da parte qualcosa... mangi, paghi, vai avanti e sei sereno e felice perché in te c’è la Grazia di Dio. Non tenere mai tutto questo solo per te. Quando verrà quel giorno Lui ci interrogherà.

Il Signore ci manda come strumenti per evangelizzare. Il Vangelo è pane vivo. Guai a quell’uomo che disprezza Dio. Dio non va mai disprezzato. È l’unica persona che va adorata, amata... bisogna parlare con Lui. Lui ci ascolta, ci guida, ci insegna e permette che parliamo di Lui a tutta la gente. Ma noi lo ascoltiamo? Noi come figli di Dio dobbiamo essere precursori di Lui verso gli altri, non pieni di orgoglio e di superbia. Se possiamo, facciamo del bene. Facciamolo gratuitamente. Non pretendiamo che qualcuno ci ringrazi. Dobbiamo essere noi a ringraziare loro perché nel nostro prossimo troviamo Dio.

Non pensiamo ai litigi e che la famiglia va a rotoli o che non sei stato un buon padre o una buona madre. Pensa ad essere un buon educatore, di essere madre, sorella, amica e confidente o padre, fratello, amico e confidente. Pensa a quante volte hai fatto gli stessi errori e non te ne accorgi. Quante volte hai urlato e non vi siete mai capiti. Sapete cosa c’è tra voi due? C’è Dio che vi ascolta ma voi non lo capite perché urlate, urlate, urlate. Fermatevi un momento e meditate. Pensate se foste malati. Dove sareste adesso? Più in confusione o nella Grazia di Dio? Perché non meditate un po’? 10 minuti. Solo 10 minuti al giorno di preghiera vi chiedo. La preghiera è medicina di Dio. L’uomo senza Dio cos’è? L’avete immaginato?

Se Dio ci ha creati è perché ci ha amati fin dal primo momento. Dio non ci rinnegherebbe mai, ma noi si. Prendete la Bibbia e riuscirete a capire che quando si parlava della Venuta di Dio, era già qui in mezzo a noi, ma noi non l’abbiamo voluto vedere perché ci interessavano altre cose. Aprite gli occhi, togliete quella pietra che avete nel cuore e fatevi mettere un cuore di carne che pulsa e che vi farà dire sempre: “tu sei il mio Dio, il mio Tutto. Senza di Te non potrei fare nulla perché sei Tu che mi hai donato la luce, la notte, le stelle e regalato il calendario della nostra vita.”

Sapete cosa è il calendario? Da lunedì al sabato per noi, e la domenica festa di esaltazione di Dio perché tutto quello che vediamo è opera di Dio e non è opera dell’uomo. Perché 6 giorni lavorativi ed uno per far festa con Lui? Perché ci invita in casa sua dove Lui ci aspetta per restaurarci dal cuore all’anima. Ci vuole vedere bianchi, candidi come la neve anche se a volte diciamo che la confessione non serve.

Nella Confessione troviamo Dio. La confessione è Dio, e quando uscirai da quella stanza, sei libero, cambiato, senza problemi. A volte i problemi te li crei tu perché forse non sei rimasto soddisfatto della tua confessione. Ma ricordati una cosa: dietro quel sacerdote antipatico c’è la figura di Dio. Tu non devi vedere quello ma Dio. Devi avere il coraggio di confessare i tuoi atti impuri, i peccati. Non vai là per gioco, ma per lasciare tutta la tua bisaccia.

Dio è uno. Non credere che non ti stia ascoltando, che stai parlando da solo ma pensa che nella confessione ce lo hai di fronte e che ti sta ascoltando, ti sta parlando e ti perdona. Pensa quanto è grande l’Amore di Dio.
La mia sofferenza di tre giorni in confronto alla sua è nulla. È vero, anche la mia è sofferenza ma è Lui che l’ha voluta per Amore, per Amore di ognuno di noi.

Pace e bene a tutti.

 

Grazie Fra Elia che hai voluto condividere con noi questa Tua offerta d' Amore.

Fraternita

La Fraternità di fra Elia degli Apostoli di Dio